I talenti delle donne

Festival Internazionale dei Depuratori MAF - Museo Acqua Franca 

Ottobre 2020, Parco del Depuratore di Nosedo, Milano

Ornella Bonomi, Caterina Borruso, Paolo Carnevale, Margherita Cavallo, Juri Ceccotti, Daniela Dente aka DaDe, Patricia Fraser, Michele Giacobino, Francesco Lasalandra, Eleonora Longo, Leonardo Memeo, Etta Rossi, Studio Pace10, Topylabrys, Mauro Valsecchi, Ada Eva Verbena, Alex Sala

a cura del Labortorio di curatela artistica del MAF - Museo Acqua Franca

Artisti curati: Studio Pace10

Testo critico a cura di Giorgia Bergantin

Conoscere per creare, raccontare, ricordare

«conóscere: […] apprendere coll’intelletto a prima giunta l’essere, la ragione, il vero delle cose.

Avere idea, notizia di checchessia, acquistata per mezzo de’ sensi, dell’intelletto o della memoria»

        La parte di ricerca per un artista è primaria: la creazione di un’opera deriva ancora prima che dalla mano, dal pensiero, che si arricchisce e si motiva quando è alimentato da nuova conoscenza. Conoscere significa avvicinarsi alla scoperta del vero delle cose: partire dall’apparenza della visione delle forme e dei colori (per un essere animato o inanimato) e della narrazione (per un evento) e scavare in profondità, strappando gli strati superiori che deviano la lettura “oggettiva” del fatto. Lo studio “in discesa”, ovvero verso il cuore della questione che attrae l’interesse, avviene attraverso l’impiego “de’ sensi, della ragione o della memoria”. La congiunzione “o” si sostituisce spesso con la “e”, che permette di unire un’attenzione più razionale (la ragione) con la sfera più emotiva (i sensi e la memoria). La raccolta di informazioni relative ad un argomento che l’artista sceglie di voler trattare ed approfondire attraverso la propria attività creativa richiede una prima fase di “apprendimento”: l’artista come eterno alunno del sapere si approccia alla materia con fare curioso, coscio delle proprie lacune da colmare. L’arricchimento che ne deriva corrisponde al punto d’origine del progetto artistico: le notizie ricevute segnano la partenza di una nuova sperimentazione, che necessita solo ora della mano.

          Per la creazione dell’installazione Fuliggine antropomorfa, il duo artistico Studio Pace10 ha dedicato un lungo periodo alla ricerca: lettura di storie ed articoli, visione di archivi fotografici e video, viaggi, incontri. Gli stimoli provenienti dalle scoperte di questa prima fase hanno generato la bozza dell’opera finale, che deve la sua nascita ed evoluzione soprattutto alla collaborazione con Anfus - Associazione Nazionale Fumisti e Spazzacamini. I dialoghi con il Presidente di tale realtà, Sandro Bani, e con l’unica spazzacamino donna associata, Francesca, rappresentano l’anima di Fuliggine antropomorfa. Il contributo intellettuale di questi personaggi ha permesso a Studio Pace10 di attribuire un forte significato sociale alla propria installazione. La scelta di porre l’attenzione su un tema specifico e particolare come la figura dello spazzacamino deriva dal desiderio degli artisti di raccontare un mestiere antico ed essenziale per il benessere dell’uomo, oggi poco riconosciuto e ricordato.

           L’arte diviene così parola, racconto, memoria, dell’origine di un lavoro, della condivisone di un

medesimo interesse, dell’operato degli artisti.

Artisti curati: Leonardo Memeo

Testo critico a cura di Giorgia Bergantin

 

L’arte parla

          Per secoli la Chiesa fu una “Bibbia parlante” per i propri fedeli analfabeti: le sculture che fiancheggiano i portali d’ingresso, le pale d’altare illuminate nelle cappelle laterali, i bassorilievi che circondano i pulpiti o i cori dell’abside, raccontano le storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, le vicende eroiche o drammatiche di quella religione. Il fedele conosceva, osservando, leggeva, sostituendo le immagini alle parole. L’arte assume un valore divulgativo quando si riconosce l’universalità del linguaggio visivo: l’arte è in grado parlare ai più perché narra attraverso l’uso di immagini riconoscibili. Il singolo comprende l’opera ricercando nelle forme, nei colori, nei contenuti alcuni elementi familiari, e una volta trovati, è in grado di interpretare ciò che vede basandosi sul proprio intelletto. Il dialogo che si crea tra l’opera e l’osservatore è esclusivo poiché le conoscenze e le esperienze di ciascuna persona sono uniche e si applicano alla lettura dell’arte in modo diversificato.

        Passeggiando in solitaria nel parco del Depuratore di Nosedo a Milano, si ha la sensazione di essere accompagnati: la vista è continuamente attirata dalle installazioni artistiche e l’udito è attento al rumore dell’acqua e verso il tramonto delle ali dei gabbiani che si avvicinano alle vasche. Il percorso da intraprendere è intuibile ma libero, infatti ogni installazione appartiene ad un artista diverso, che in alcuni casi può sembrare affine “al proprio vicino”, in altri in contrasto. L’obiettivo del MAF – Museo Acqua Franca di realizzare un “museo all’aperto” viene raggiunto quando il pubblico oltre a visitare il parco, oltrepassa l’invisibile (ma pressante) distanza dall’opera d’arte, avvicinandosi ed esplorandola al suo interno.

       Nel caso dell’opera di Leonardo Memeo, Lo scudo della donna, un grande geode bianco circoscrive “l’abitazione” della sua scultura, che si presenta allo spettatore in posizione eretta e frontale con fare accogliente. Il visitatore è attirato da questa donna perciò avanza, superando la soglia d’ingresso (l’unica apertura del geode). L’inclusione all’interno di uno spazio spesso considerato inviolabile arricchisce l’esperienza del pubblico, che posa il proprio sguardo curioso su alcuni dettagli dell’opera. I piatti in ceramica si notano immediatamente: sono decorati con una trama vegetale blu, sono spezzati e disposti solo in alcune zone del corpo ed altri pezzi sono addossati ai suoi piedi. La fruizione si conclude con la visione completa della scultura, che presenta tracce interessanti anche sul retro. Uscendo dalla “dimora” le sensazioni possono essere molteplici e ciascuna di esse “corretta”, perché frutto del trascorso individuale del singolo visitatore. L’arte parla a tutti e l’artista desidera trasmettere solamente l’incipit di un messaggio, che verrà continuato e concluso dal proprio spettatore.