Capriccio

3 - 16 Maggio 2019

Stanza dei Capricci, Villa Barchessa Valmarana, Mira (VE)

Jessica Ferro

a cura di Giorgia Bergantin

         Villa Barchessa Valmarana ospita una serie di opere recenti ed inedite dell’artista Jessica Ferro, la cui ricerca estetica presenta una realtà altra, troppo invisibile o troppo marginale per essere normalmente considerata e contemplata dall’occhio disattento dell’uomo. Il mondo naturale viene spesso ignorato, ridotto a semplice contorno, privato del suo valore intrinseco di forza generatrice, ma l’artista lo plasma e lo altera nel tentativo di ricordarlo e di bloccare la fugacità del tempo che inesorabilmente lo distruggerà. L’effetto finale del processo artistico è la creazione di un’atmosfera in cui coesistono un’apparente somiglianza delle forme in dissolvimento e una nuova linfa vitale. Elementi naturali come fiori e foglie non sono più destinati all’invecchiamento e al disfacimento poiché l’artista raccogliendoli e classificandoli minuziosamente li cristallizza, offrendo allo spettatore una riflessione sulla caducità della vita.

       La mostra è una combinazione di opere provocatorie che lottano per sopravvivere; sono i segni che rimangono della vita che scorre, che desiderano riappropriarsi del proprio io per un futuro senza confini, sia che si tratti di impronte provenienti dall’universo animale o vegetale. Ogni traccia che l’artista crea deriva da una sintesi tra oggettivo e soggettivo, tra esteriore ed individuale, tra forma e sostanza, ovvero tra ciò che si vede e ciò che si sente. Ogni opera invoca ricordi e sensazioni del passato e del presente che, in questi oggetti estremamente poetici ed affascinanti, vengono interpretati con nuovi livelli di lettura. La mostra è in aperta relazione con gli affreschi della stanza dei Capricci di Villa Barchessa Valmarana: una sala particolare per la presenza di cinque rappresentazioni di paesaggi irreali e bizzarri nei toni rossi/violacei e per un lampadario dagli inserti turchesi e rossi altrettanto degno di nota. Oltre ad una palese corrispondenza tra il nome della stanza che ospita la mostra e il titolo della mostra stessa, è evidente, anche da un punto di vista simbolico e cromatico, il tentativo di creare un dialogo diretto con gli elementi di altissimo valore artistico presenti nella stanza. Si evidenzia l’utilizzo di pigmenti naturali, tra i quali la robbia e la lacca di cocciniglia. Un ulteriore riferimento riguarda il significato molteplice che la parola “capriccio” raccoglie. Il termine indica un desiderio improvviso e bizzarro, spesso ostinato. Un fenomeno inusuale, strano, anomalo. Una bizzarria della natura. Nelle arti figurative e musicali indica un componimento caratterizzato da libertà di realizzazione ed un’esecuzione inconsueta, immaginosa, fantasiosa e talvolta improvvisata.

      Alcune di queste creazioni si riferiscono a vicende intime e personali della vita dell’artista e sono esplicitamente dedicate al suo sposo, tra cui l’opera Ortensia blu. Secondo il linguaggio dei fiori, il bouquet di ortensia blu simboleggia un amore ardente, sincero e profondo, nonostante il carattere capriccioso della persona amata. Le opere sono realizzate con un atteggiamento creativo irrequieto e rompono i confini tra i linguaggi espressivi: disegno, incisione, pittura, istallazione e scultura si influenzano e contaminano tra di loro generando una realtà unica, frutto di impressioni, suggestioni e memorie.

          Opere di matrice grafica e pittorica sono alternate a presenze scultoree in cui permane la tematica

della traccia, dell’impronta naturale, che da sempre ricorre nella ricerca artistica di Jessica Ferro.